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Se Milano avesse il mare sarebbe un piccolo Genoa. L’emozione di un figlio tifoso del Grifo

5 novembre 2013

Il tifo solitario e la soddisfazione di riconoscere la “genoanità” degli emigranti

Quando aveva tre anni mio figlio Giovanni mi disse: «Papà, tifo per il Milan». In quel momento mi interrogai sul mestiere di genitore. Ero stato un buon padre, fino a quel punto della vita di mio figlio? Che cosa gli avevo insegnato?

Un padre emigrato, un degno rappresentante della schiatta dei xeneises (così ancora adesso si chiamano i tifosi del Boca Juniors) formato esportazione, non dovrebbe trasmettere a un figlio gli elementi fondanti della tradizione, della cultura del suo popolo? Ma se ghe pensu, feci un elenco dei punti chiave della cultura genovese (almeno secondo me): il mare, i pansotti con la salsa di noce, il Santuario di Montallegro e quello della Guardia, la focaccia (quella che noi chiamiamo «del mattino»), la focaccia di Recco (con il formaggio, croccante, avvolgente), la spiaggia di Paraggi, il Ferraris, il pesto, Gilberto Govi (uno dei più grandi attori italiani), i cantautori genovesi (in testa Fabrizio De Andrè, genoano, obviously) e, naturalmente, il vecchio Grifo.

Sul resto avevo, più o meno, ottenuto risultati, ma quando il mio batuffolo biondo mi comunicò che avrebbe tifato per il Milan, mi accorsi che non avevo contribuito alla costruzione della sua coscienza di figlio d'emigrante genoano.

Come spesso succede, sono i figli, specie nella loro innocenza infantile, a mostrare ai padri le loro mancanze e, ancora più sovente, sono sempre loro a risolvere i conflitti genitoriali.

LA «GENOANITA'» DELL'EMIGRANTE – Da tre a sei anni gli ho regalato una maglia del Milan con il suo nome, poi, poco prima che partissi per il Mondiale in Germania, venne di nuovo. «Papà, ho deciso che tifo per il Genoa». Beh, può sembrare strano, ma in quel momento mi sono sentito, dopo quasi 26 anni, cittadino di Milano.

Avevo, finalmente, conquistato qualcosa della città, avevo conquistato mio figlio, che è nato e sta crescendo a Milano. Avevo fatto un proselito. E ci sono riuscito senza lavaggi del cervello, senza portarlo alle partite del Genoa, senza costringerlo a cantare i vecchi cori che io cantavo nella Nord negli anni ‘70, senza scudetti vinti in diretta.

Solo con la mia presenza, solo con le mie esultanze (poche, ahimè) e le mie delusioni (molte). Quando mi disse che tifava per il Milan, avevo pensato che in fondo era meglio così, che non avrebbe mai sofferto come me, genoano di Milano in mezzo a gente che ti guarda sempre con commiserazione non richiesta quando riveli la tua squadra del cuore.

LA SODDISFAZIONE DI RICONOSCERSI – Però la genoanità dell'emigrante regala anche grandi soddisfazioni. Succede quando ti riconosci con altri della tua specie.

Non è facile. Il genoano è riservato, restio a concedersi. Magari hai un «fratello» nell'ufficio accanto e non lo sai. Ma quando lo scopri l'emozione non ha eguali. A me è successo con Carlo Lovati impareggiabile cronista del Corriere e fan scatenato del Grifo.

Mi ricordo, come se fosse ieri, una bella serata del settembre 1991 al Ferraris. Il Genoa di Skuhravy, Aguilera e Branco giocava la partita di ritorno del primo turno di Coppa Uefa (conquistata con lo strepitoso quarto posto del precedente campionato).

Sconfitto 0-1 a Oviedo, vinse, dopo una partita adrenalinica 3-1 al ritorno. Finita la partita, con lo stadio ormai quasi vuoto, mentre terminavo il mio articolo in tribuna stampa, mi si parò davanti un pazzo che urlava e gesticolava. Inizialmente non gli badai, continuando a scrivere. Tra me pensavo: che diamine, fanno entrare gli ultrà in tribuna stampa.

Poi alzai lo sguardo e mi trovai di fronte il barbone di Carlo. A quel punto ci abbracciammo e mi costrinse a saltare con lui.

TIFO SOLITARIO – Vivere da milanese una squadra non milanese è anche questo, riconoscere chi è come te. Ma questo è ancora più emozionante per chi, come noi genoani, spesso viviamo il nostro tifo da soli.

Non è facile essere genoani a Milano, però quando ho visto mio figlio andare a scuola con la maglia del Grifo dopo il 3-0 alla Samp nel derby, lo confesso, mi sono commosso.

Valeva la pena di emigrare, di soffrire, di stare sottotraccia per vedere una maglietta del Genoa indossata da un ragazzino che cammina per le strade di Milano.

di Roberto Perrone

da Corriere della Sera

L'articolo è consultabile anche al seguente link:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_novembre_05/se-milano-avesse-mare-sarebbe-piccolo-genoa-l-emozione-un-figlio-tifoso-grifo-c692d200-45f9-11e3-9b53-d1d90833aa3d.shtml