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PAVO E MUNOZ, BAGNO DI GENOANITA’

18 luglio 2016

Benvenuti nel villaggio della felicità. Dove sono alloggiati i 107 bambini del Genoa Camp in Val Stubai, bardati con i colori del cuore e gli occhi che brillano alla vista di Ezequiel Munoz e Leonardo Pavoletti.

C’era una volta il tempo in cui erano loro a sognare a occhi aperti, correndo dietro alla vita che aveva la forma rotonda di un pallone. Al centro di Medraz, davanti ai vertici del settore giovanile e ai famigliari dei bimbi con dispositivi alla mano, il forte centrale argentino e il migliore bomber italiano, hanno fatto breccia con la loro simpatia ricaricando le pile dopo la prima amichevole.

“Da bambino passavo le mie giornate a giocare per la strada, eravamo in tanti e si smetteva solo quando non ce la facevamo più. L’unico vostro pensiero deve essere quello di divertirvi, senza dover fare i conti con le pressioni, perché infilarsi una maglia e giocare a calcio rimane la cosa più bella del mondo” dice ‘El Chiqui’.

Domande a bruciapelo e risposte senza dribbling, davanti all’innocenza che si fa voce, sul prato smeraldo dove si svolge il camp. “Esulto così in omaggio a chi diceva che non avevo le qualità. E invece eccomi qui” rimarca Pavo-gol. “Bisogna lottare per i propri obiettivi” e intorno intanto va in scena la festa coi bambini che si fanno sotto per un contatto, un sorriso, un incoraggiamento. “Credo che pochi club possano vantare su una passione così intensa come quella che contraddistingue il Genoa e fa muovere tante famiglie dietro alla squadra come vediamo anche qui. Un consiglio? Abbiate la gioia di stare insieme per fare squadra, se non si è uniti non si va lontano”. La strada iniziata con la sua prima squadra, il Cantiere Navale Fratelli Orlando, se l’è mangiata con la forza d’animo di chi è diventato Pavo-gol.