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L’intervento a firma del Presidente Genoa Cfc, Enrico Preziosi per Il Secolo XIX

21 settembre 2009

Mi viene chiesto di sintetizzare e descrivere in poche righe il senso, le motivazioni e qualche perché del successo di Genova quale attuale “capitale del calcio” .Ringrazio innanzitutto la nuova Direzione de Il Secolo XIX che ci ospita e alla quale va il nostro augurio di buon lavoro. Mi limito a parlare del Genoa Cfc perché è ciò di cui posso trattare….. .

Mi viene chiesto di sintetizzare e descrivere in poche righe il senso, le motivazioni e qualche perché del successo di Genova quale attuale “capitale del calcio”. Ringrazio innanzitutto la nuova Direzione de Il Secolo XIX che ci ospita e alla quale va il nostro augurio di buon lavoro.

Mi limito a parlare del Genoa Cfc perché è ciò di cui posso trattare.Il successo e la soddisfazione, sono sincero, non è tanto nella attuale posizione di vertice, quanto per ciò che la società ha costruito in questi primi anni sotto la nostra gestione e cercherà di perseguire. E' un mix di scelte tecnico/sportive con un progetto societario fortemente condiviso con chi ha scelto di farne parte. I brillanti riscontri agonistici, che ci tengo a dire, accompagnano il Genoa da 5 anni e non sono limitati a questo scorcio di stagione, sono un propellente di entusiasmo e, nel contempo, rappresentano il quotidiano metro di valutazione del nostro operato.

Allora non posso non evidenziare come il Genoa oggi abbia un allenatore di livello assoluto, un uomo forte, competente, che ha dato una precisa identità alla squadra e al Gruppo. Un aspetto che non si riscontra solo alla domenica, bensì tutti i giorni sul campo di allenamento. Una persona leale con cui, nel tempo, si è perfezionata un'intesa che ritengo sia rara nel mondo del calcio. Intesa che vorrei perpetuare nel tempo come abbiamo voluto dimostrare con un contratto che non trova riscontro nella storia passata del Genoa. Poi, gli atleti che in questi anni si sono mostrati per quello che volevamo: professionisti esemplari, ma anche uomini maturi, lontani dal presunto stereotipo del “calciatore”; ragazzi che hanno cercato e trovato, con grande applicazione e la ricerca costante di miglioramento dei propri limiti personali e collettivi, una nuova dimensione, una particolare serenità mentale, una propensione all'ascolto e all'applicazione delle richieste dello staff tecnico e dell'allenatore. E in ultimo, uno spirito di gruppo nel quale, i nuovi, hanno sempre trovato rapida integrazione.E ancora lo staff tecnico e atletico,ai vari livelli, da noi cercato e voluto “persona per persona”, davvero affiatato, con competenze distinte e integrate, forgiate dalla ricerca dell'innovazione nella disciplina sportiva.

Lo stanno scoprendo anche i media, ma il nostro successo non è solo di chi va in campo, ma di preparatori atletici, tecnici, medici, dirigenti, osservatori, che completano l'organico lavorando su ogni dettaglio.Il successo sportivo ha altri segreti, meno evidenti. Quelli di una parte della Società che non scende in campo, ma ha analoga passione, competenza, professionalità.

Mi riferisco a un progetto societario in parte da me guidato in prima persona, ma in parte ampiamente delegato a un management, tra cui mio figlio Fabrizio, sia tecnico che gestionale, di elevate capacità. In pochi anni abbiamo cambiato non solo il volto, ma anche le radici profonde del fare calcio in società e, forse, in città. Costruendo un'azienda proiettata nel futuro, con attenzione alla gestione e alle politiche di bilancio, così come al rigore e ai comportamenti. Si, ci tengo anche a toccare questo tema, perché qualunque persona intelligente, fa tesoro del passato e come ho detto più volte, cerca, nel tempo, di migliorarsi.

Da tempo al Genoa lavoriamo in armonia, sulla base di obiettivi societari, sportivi e gestionali comuni, con una ricerca di autorevolezza senza atteggiamenti urlati, avendo scelto di operare con nuove modalità di relazione con tifosi e controparti, impostando linguaggi e comportamenti sobri, mai polemici e sopra le righe con avversari e istituzioni sportive, riuscendo nell'obiettivo.

Se, come si dice, il Genoa è oggi una delle squadre più simpatiche e apprezzate in Italia e, speriamo, presto anche in Europa.Oltre ai risultati della prima squadra, mi piace ricordare il lavoro dell'intero settore giovanile, evidenziato dal lancio di giovani calciatori provenienti dal vivaio interno o da politiche di relazione con società o istituzioni sportive, suffragate da una serie di vittorie come il Torneo Internazionale di Viareggio, la Tim Cup Primavera e, pochi giorni fa, la Supercoppa Primavera. Senza dimenticare i riconoscimenti estesi pure alle leve minori, con numerosi ragazzi nelle Nazionali di categoria, fino alla crescente attività della Scuola Calcio, il cui sviluppo ha riannodato i fili con il territorio di appartenenza, storico e naturale bacino di consenso e di sviluppo della società.

Il mio e il nostro grazie va anche a tutti, impiegati, dirigenti e persone che nei ruoli, elevati e più umili, si adoperano quotidianamente nel silenzio per il bene del Genoa. Anche nel loro contributo c'è un po' del successo del nostro modello. Concludo con un ringraziamento e una riflessione. Il ringraziamento finale non può che essere ai tifosi. Come non ricordare il rinnovato e ancora più generoso feeling con i supporter tutti, fedeli e insostituibili alleati nei momenti belli, ma soprattutto in quelli più difficili, che fanno del Genoa la società in Italia con il maggior numero di abbonati rispetto alla dimensione cittadina. Dai quasi 25.000 abbonati, ai 5.000 sottoscrittori della Fondazione Genoa. Noi ci impegniamo per un obiettivo: creare nuove occasioni per riavvicinare allo stadio le famiglie, in un clima sereno e improntato al divertimento.

L'ultimo pensiero, invece, è un invito alla riflessione e alla pacatezza a tutti coloro che sono interessati al futuro del Genoa. Il presente ci sta regalando gratificazioni intense perché attese da tempo.

Da anni, quella che è e sarà sempre la più antica società italiana di calcio, ha affrontato la stagione con genuino spirito sportivo e con nuove motivazioni. Ma invito tutti a stare con i piedi per terra, a pensare che ci saranno, speriamo meno che in passato, anche momenti di minor gioia. E allora, invito tutti a ricordare che il calcio è uno sport e come tale deve essere affrontato, rispettando avversari e verdetti. E che le severe regole di business a cui è legato, rendono difficile se non impossibile, anche se a molti di noi piace immaginarlo, la conquista di traguardi assoluti.

Ciò che prometto sono il nostro impegno e la nostra passione. E la ricerca di sempre maggiore reputazione, credibilità e simpatia della nostra società. Di quello che molti vorremmo chiamassero, in futuro, il “Modello Genoa”.

Enrico Preziosi (Presidente Genoa Cfc).