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GIOVEDÌ LA FINALE DEI GIOVANISSIMI

8 giugno 2016

Si può lottare per il titolo di Campioni d’Italia. Com’è nelle corde dei maschi dell’Under 15 e delle femmine dell’Under 12 e come attestano le finali che si svolgeranno a breve. O si può gareggiare per laurearsi i più forti in Liguria.

Un obiettivo alla portata dei Giovanissimi leva 2003 allenati da Andrea Bianchi con il suo staff. Giovedì (ore 18) al ‘Gambino’ di Arenzano è prevista la finalissima che assegna la palma. Per la squadra formata da ragazzi genovesi e liguri, fulgido esempio di Cantera a chilometro zero, la possibilità di maturare un’annata da ricordare, proprio come quei vini lasciati riposare in cantina. Avversaria del Genoa un’altra squadra di tradizione come il Vado.

Reduce dalla festa della Cantera B&P a Santa Margherita, un inno alla genoanità, mister Bianchi inquadra la stagione. “Manca l’ultimo tassello dopo un campionato di sole vittorie e un pareggio, con il primo posto nel girone bissato poi dopo. Lo stesso percorso che aveva fatto la leva 2000 protagonista alla ‘Manchester’.

La soddisfazione sta nella crescita dei ragazzi nella nostra scuola calcio, tornata a essere una famiglia come ai miei tempi e dove si respira un senso di appartenenza da Genoa. Per il terzo anno di fila ci qualifichiamo per la finale in questa categoria, sono i primi giovani che hanno completato un ciclo di sei anni come attività di base, prima di saltare il fosso e approdare nel settore giovanile. È un segno di continuità”.

È un gruppo che promette bene sotto le cure di chi lo ha seguito un giorno sì e l’altro pure. Certo. Tante cose sono cambiate a livello di approccio, rispetto a quel che succedeva riavvolgendo il nastro parecchio indietro. La vita corre veloce e le abitudini prendono vie diverse.

“Rivedo nel gruppo dei 2003 caratteristiche della squadra dei 2000. La stessa tecnica e facilità di andare in gol. Un gruppo sano e figlio dei tempi. Se posso darvi un consiglio, ragazzi, vorrei che vi parlaste di più. Vi vedo troppo attaccati a tablet e telefonini. Meno televisione e più discorsi in famiglia, con gli amici, guardandosi negli occhi e cogliendo le sfumature, come avveniva a casa e nelle piazze quando portavo i calzoni corti. Erano delle palestre a cielo aperto”.